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DI SAISON IN SAISON!

“Saison”, in francese, non significa solo “stagione”… significa anche “birra”! Stiamo parlando di uno stile nato verso la fine dell’Ottocento nella Vallonia (sud del Belgio), dove la produzione di birra era volta soprattutto a dissetare uomini esausti dal lavoro dei campi. Proprio per questo, le caratteristiche fondamentali di queste bevande stagionali (venivano prodotte in autunno per l’estate) erano e rimangono la beverinità, la leggerezza, la freschezza, i profumi. Le saison sono birre che sanno di primavera, nate a partire dall’uso di cereali spesso misti che si prestano a diverse fantasiose aromatizzazioni. La tradizione delle saison, come è successo per gli altri stili di birra, non si è fermata nel paese d’origine: adesso, vengono prodotte nel resto del mondo, dagli Stati Uniti all’Italia. Fermiamoci qui, ad alcune saison nostrane:

  • Duchessa di Birra del Borgo: 5,8° per una birra prodotta con il farro, tradizionalmente coltivato nel territorio del Parco Regionale dei Monti della Duchessa. Si presenta dorata, con riflessi aranciati, appena velata; la schiuma è abbondante e pannosa. Al naso è molto fruttata (banana, ananas, frutta tropicale) e floreale, leggermente pepata. In bocca la gasatura è fine, c’è una leggera acidità e il corpo è adeguato. La luppolatura è moderata, il finale molto piacevole, fresco.

duchessa

  • Enkir di Birra del Borgo: saison da 6,1°, prodotta con il 55% del cereale Enkir (Triticum Monococcum, il primo cereale addomesticato sulla terra). L’ingrediente protagonista regala alla birra meravigliose note resinose e speziate che si sposano con le note di frutta a polpa gialla. Birra di grande equilibrio, delicata e molto morbida.

enkir

  •  Wayan di Baladin: nella prima versione, si tratta di una birra fatta a partire da tre cereali: orzo, farro, frumento. Evoca ricordi di campagne e agrumeti assolati che con i loro profumi ben si sposano con i suoi sentori di fiori di zagara, pera e bergamotto. Frizzante e decisamente rinfrescante, di colore oro carico si presenta leggermente torbida, a tratti opalescente. Nella versione 2013, per la Wayan vengono utilizzati ben 5 cereali (orzo, farro, frumento, segale e grano saraceno) e 9 spezie differenti (tra cui 5 tipi di pepe)!

wayan

Buona primavera!

LA PILS? QUANTO E’ SCIK!

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Direttamente da Borgorose (e non dalla Boemia), una sorprendente interpretazione delle tradizionali pils ceche. Per la Scik Pils viene utilizzata la classica tecnica della tripla decozione, che permette di far uscire fuori tutti gli aromi e i sentori del malto. Nella versione di Birra del Borgo, i luppoli provengono in parte dall’America (Cascade e Centennial), in parte dalla Boemia stessa: a farla da padrone è il nobile luppolo Saaz, usato anche in dry hopping (durante la fase di fermentazione). Il risultato? Una birra fresca e leggera, da 4,8°, dal bouquet floreale molto intenso. Una vera scickeria!

SCURE DA OLTREMANICA

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Scure e impenetrabili, protette da una schiuma che sembra crema. L’identikit è chiaro: stiamo parlando delle stout, birre ad alta fermentazione della tradizione inglese e irlandese, prodotte con malti tostati e luppolate quanto basta. Le Dry Stout (le classiche irlandesi) hanno un gusto deciso, con forti sentori di caffè, cacao, frutta secca, una gradazione alcolica non elevata e un amaro finale che ben bilancia il malto. Le Imperial Stout sono molto più alcoliche (9°-10°) e nacquero nel birrificio Thrale di Londra, quando la prima Russian Imperial Stout fu brassata per essere esportata alla corte dello zar di Russia. Le stout inglesi, in genere, sono meno secche, più dolci rispetto alle dry irlandesi. Un esempio è la Milk Stout, variante ottenuta aggiungendo lattosio durante la produzione della birra. Tale tipo di zucchero, derivato dal latte, non viene fermentato dal Saccharomyces cerevisiae (lievito attivo tra i 16° e i 23°, quindi destinato alle birre ad alta fermentazione). Pertanto, l’ingrediente in più lascerà alla birra dolcezza, cremosità e… calorie.

E le Chocolate Stout? A dispetto del nome, non vi è aggiunta di cioccolato, almeno tradizionalmente (in alcuni casi, ne viene usata una percentuale non elevata). Il nome si riferisce, invece, a quelle stout in cui sono più intense le note di cioccolato date dai malti. Per enfatizzare il sapore del caffè, invece, alcuni mastri birrai aggiungono un fondo di caffè alla birra ( che viene chiamata Coffee Stout) o addirittura caffè, latte e zucchero (Coffee Cream Stout) per addolcirle…

Una variante particolare e molto apprezzata è quella delle Oyster Stout (vedi la Perle ai Porci di Birra del Borgo), prodotte con aggiunta di ostriche, che le conferiscono un sapore più salmastro e amaro. Nelle Oatmeal, invece, troviamo una percentuale di avena: di solito, non oltre il 30%, per evitare un sapore troppo amaro.

Dulcis in fundo, l’antenata di tutte queste varianti. Già, perché in principio era la Porter, che quando assumeva un corpo più strutturato e un gusto più deciso, veniva chiamata Porter Stout (che significa “forte”). La birra preferita dagli scaricatori di porto londinesi (“porter” vuol dire “facchino”) è una birra meno corposa, con una nota caffeina molto marcata e la tipicità derivata dal lievito utilizzato per l’alta fermentazione. Una birra anche amara e molto, molto beverina!

 

 

PERLE AI PORCI (E ALLE STOUT)

PERLE AI PORCI - BIRRA DEL BORGO

Ostriche e stout, un matrimonio ben riuscito di cui si ha traccia fin dal 1800. Nella produzione di birre, i molluschi fanno il loro ingresso un po’ più tardi, nel 1929, prima in Nuova Zelanda, poi nel Regno Unito. Nasce l’oyster stout, uno stile sempre più apprezzato e diffuso. Le stout sono birre nere ad alta fermentazione, fatte con malti tostati. Nelle stout classiche (dry stout), le note prevalenti sono quelle tostate e amare del caffè e del cioccolato. Adesso, immaginate di aggiungere delle ostriche, guscio compreso, a questo tipo di birra… O meglio, invece di immaginarlo, assaggiate la Perle ai Porci di Birra del Borgo! Si tratta una stout dal colore impenetrabile a cui sono state aggiunte ostriche Fin de Claire N2 provenienti dalle coste della Bretagna (15 kg di ostriche per 500 litri di mosto). Al naso presenta belle note tostate e leggermente sapide, minerali, date dal guscio. In bocca risulta morbida e piena, con un piacevole finale salmastro ma non invadente dato dal mollusco.

Cheers!

LA SETTIMANA DELLE CHICCHE

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Anche il no.au aderisce alla settimana delle birre artigianali! A partire da oggi, mercoledì 6 marzo, festeggiate con le nostre “chicche”! Alla spina e a pompa, troverete:

  • Draco di Montegioco (prodotta aggiungendo sciroppo di mirtilli biologico a una strong ale, la Demon Hunter)
  • Agua Caliente di Birra del Borgo, Toccalmatto, Opperbacco, Brewfist (un’ipa molto luppolata, dal gusto deciso)
  • Perle ai porci di Birra del Borgo (oyster stout prodotta con aggiunta di ostriche e telline)
  • M&M di Baladin (una novità, fresca e luppolata)
  • Southern Hemisphere Harvest di Sierra Nevada (pale ale prodotta con luppoli neozelandesi).

Vi aspettiamo!!!

CON L’AMARO IN BOCCA…

Voglia di luppolo? Ce n’è per tutti i gusti! Chi ama la birra dal profumo intenso e dal finale amarognolo ha l’imbarazzo della scelta. Il luppolo, infatti, viene utilizzato come “controparte” alla dolcezza del malto e il risultato varia in base alla qualità, alla quantità e al modo in cui viene usato.

reale-birradelborgoLa Reale di Birra del Borgo, ad esempio, è una birra ispirata alle Pale Ale Inglesi del ‘700, personalizzata con luppoli americani in abbondanza. Quello che arriva nel nostro bicchiere è una American Pale Ale ambrata da 6,4°, pepata e agrumata al naso. Poco gasata (come le birre inglesi), ha un buon corpo e un finale amaro persistente.

reale-extra-birradelborgo Nella Reale Extra di Birra del Borgo, invece, la luppolatura è diversa e più abbondante. Tutto il luppolo viene utilizzato negli ultimi 10 minuti di bollitura, in una quantità 3 volte superiore rispetto alla Re Ale. Il risultato è un’India Pale Ale da 6,2°, ricca di profumi che vanno dall’agrumato al resinoso (resina di pino ed incenso). In bocca è secca, immediatamente arriva l’amaro per poi lasciare il passo ad una persistente nota di mandarino.

open-rolling-stone-baladinUna birra drink’n’roll. Così viene presentata l’Open Rolling Stone di Baladin nel sito ufficiale del birrificio. Una versione dell’Open (birra Open Source, aperta a tutti: la ricetta è di dominio pubblico e a disposizione degli home brewers), dedicata alla rivista Rolling Stone, beverina e luppolata. L’aggiunta di diversi tipi di pepe fa il suo dovere sia al naso, unendosi alle note erbacee e agrumate, sia in bocca, dove accompagna il mielato per poi lasciare il posto all’amaro del finale.

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Da una collaborazione di Birra del Borgo con Dogfish Head, nasce la My Antonia. Brassata in luppolatura continua per 60 minuti, è una birra esplosiva ed equilibrata. Un’imperial pils da 7,5°, intensa ed elegante, fresca e profumata, dal sapore di miele e pepe, che termina con un amaro importante e netto.

aguacaliente-bdb-opperbacco-toccalmatto-brewfistUn’altra collaboration brew in nome del luppolo: Agua Caliente, brassata a otto mani da Birra del Borgo, Opperbacco, Toccalmatto, Brewfist. Una birra nata in occasione dell’evento “I giorni dell’IPA”, che è una rivisitazione delle classiche India Pale Ale. Il luppolo è usato in abbondanza e in particolari modalità: in hop-back (aggiunto in fase di trasferimento del mosto) e in dry-hopping dopo la fermentazione. L’Agua Caliente, ambrata da 7,5°,  è maturata in un tino di legno per ricordare l’effetto dei lunghi viaggi che le IPA facevano in mare, nelle botti, per raggungere l’India. Una birra ben bilanciata e dalla forte personalità.

Non vi è venuta sete? 😉

Approfondimenti: Come si fa la birra?

FESTA DELLE BIRRE ARTIGIANALI A EATALY

Eh sì… ci siamo anche noi! Il 2 marzo (dalle 16 alle 24) e il 3 marzo (dalle 12 alle 21), il no.au partecipa alla celebrazione pre-settimana della birra artigianale organizzata da Eataly! Oltre 100 birre artigianali italiane, 21 birrifici, la nostra partecipazione insieme a quella di Open Baladin, Ma che siete venuti a fà, Domus Birrae, Ales & Co. Tanti eventi nell’evento: due laboratori dal costo di 20 Euro, rispettivamente sulle birre anglosassoni e quelle a fermentazione spontanea; cena del costo di 80 Euro, il 2 marzo alle 21,  con Teo Musso (solo per 10 persone) con le birre di Baladin; pranzo con Leonardo Di Vincenzo e le birre del Borgo (stesso costo e stesso limite di partecipanti); i Nossa Bossa 5th in concerto gratuito alle 21 di sabato 2 marzo!

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